Facendo riferimento alla rarità di un bene in natura (più è raro più acquista valore) abbiamo cercato su Wikipedia la definizione di una parola spesso usata ma della quale probabilmente non si ha ben chiaro il concetto: “La deflazione è, in macroeconomia, una diminuzione generalizzata dei prezzi, che genera un incremento del potere d’acquisto della moneta. Il fenomeno opposto si definisce inflazione. La deflazione non va confusa con la disinflazione, che descrive semplicemente un rallentamento del tasso di inflazione.”
Quindi possiamo affermare che la deflazione è di conseguenza un aumento del potere di acquisto di una moneta: ovvero se prima con 1 euro compravo 1 pane ora ne compro 2 (il prezzo è calato o la moneta vale di più!).
L’inflazione è il contrario: aumentano i prezzi (diminuisce il “costo” ovvero la forza del denaro): se prima con 1 euro compravo un pane ora me ne servono 5 per comprarne 1.
Un sistema monetario tanto è più solido quanto più sono in equilibrio inflazione e deflazione, già perchè qualsivoglia sistema, da quello fisico a quello monetario, date le condizioni di partenza tende a raggiungere sempre una posizione di equilibrio.
Come si opera per rendere un sistema stabile con inflazione e deflazione in equilibrio? Si lega il costo del denaro a un valore di controllo che descriva la forza e l’economia di un Paese. In Italia potrebbe essere un indice legato alle proprietà immobiliari da parte della popolazione o alla quantità di oro nelle riserve di Bankitalia (gold standard) o alla percentuale di riempimento delle riserve di gas naturale… In questo modo i le fluttuazioni del costo del denaro verrebbero assorbite dal sistema stesso.
Quasi tutti i sistemi bancari contemporanei sono basati sui poteri discrezionali di una banca centrale che ha la facoltà di decidere il costo del denaro, senza renderne conto a nessuno, tantomeno ai cittadini.
Il potenziale rischio di operazioni finanziarie con scopi volti all’eversione internazionale è molto alto. Chi può, infatti, se non una banca centrale, ‘spalmare’ su tutti un debito non voluto, andando a impattare soprattutto su classi già più deboli?
E così a pensar male è un attimo: se una multinazionale, attraverso appoggi politici potenti impone i suoi prodotti sbilanciando o distruggendo un’economia, i danni restano a carico della collettività.
Se per esempio si causasse un conflitto per la gioia dei produttori di armi e per il controllo dell’energia (diciamo il gas) quest’ultima, salendo vertiginosamente di prezzo, provocherebbe un’inflazione devastante.
Tutto ciò che viene prodotto necessita di energia: i prezzi salirebbero incontrollatamente, entrerebbe in gioco anche la speculazione e…
Se ci mettiamo anche un’azione di sabotaggio sul più grosso gasdotto dell’avversario par di vedere il mondo reale!
Pertanto, volendo essere complottisti fino in fondo, si potrebbe anche pensare che l’inflazione, già parzialmente in crescita dopo una ‘forzata emergenza sanitaria’, sia stata fatta culminare appositamente per poterla ‘calmierare’ a suon di rialzi del costo del denaro…
Un vero e proprio sabotaggio per il ‘ceto medio’!
Dott. Urb Giacomo Calearo
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