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Uno degli attacchi che questa pessima commissione europea sta approntando da qualche anno è al linguaggio, alla comunicazione. Si tenta di instillare significati fuorvianti a termini precisi in modo da ‘avvicinare’ le persone al pensiero unico attraverso la comunicazione.
Quante volte, nei suoi arroganti interventi, la presidente della commissione ue ursula von der leyen fa riferimento alla libertà e parla di democrazia? Così la gente si confonde e crede di vivere in un territorio libero…
Democrazia è una parola che deriva dal greco e significa potere del popolo (demos, del popolo, cratia, potere). Cosa significa? Che siamo liberi e sereni? Che possiamo pensare e dire ciò che vogliamo? No di certo! Anche se ursula vorrebbe farcelo credere…
La democrazia diretta è nata in Grecia molti anni fa e funzionava più o meno così: i cittadini (quelli liberi perchè ricordiamo che c’erano anche gli schiavi al tempo) erano chiamati all’assemblea per decidere a maggioranza su una determinata cosa (chi ahimè non partecipava e veniva ‘beccato’ dalle autorità… beh! poverino!), fatto questo si procedeva. Così, per esempio, il popolo (‘educato’ dagli oratori) ha mandato a morte Socrate, personaggio divenuto scomodo per qualcuno…
La libertà invece è una cosa completamente diversa che nulla ha in comune con la democrazia. Quest’ultima infatti è un sistema di potere mentre la libertà è Il Diritto Fondamentale dell’uomo alla propria nascita e trae origine dalla tolleranza.
ursula vorrebbe farci credere che l’europa, essendo un territorio ‘democratico’ è anche libera ma non è così…
Il seguente video è un esempio del suo personale modo di interpretare serenamente Adolf Hitler: in un comizio in Finlandia mentre sta esaltando la ‘libertà di parola’ europea si alza una voce contraria… Un contestatore mannaggia!

ursula allora risponde direttamente al contestatore affermando che se si fossero trovati in Russia lui sarebbe stato arrestato… e mentre parla la polizia lo ammanetta e lo porta via con la forza…
Mah! Davvero in Russia sarebbe stato arrestato come è successo in Finlandia?
ursula pochi mesi fa ha affermato (video) che la libertà di parola (free speech) è come un virus e ingaggia il vaccino come suo censore. Si, proprio quel vaccino che ancora, è sotto gli occhi di tutti, sta uccidendo migliaia di persone, spesso giovani, attraverso i suoi ‘effetti avversi’ a lungo termine.
Patologie croniche cardiache, che portano a una morte precoce soggetti giovani, e tumori anomali dal decorso talmente rapido da non poter essere spiegato anche su soggetti in età avanzata, sono ormai all’ordine del giorno…
E’ stato provato, è stato ammesso, a posteriori, anche da quei criminali di BigPharma eppure ursula ancora insiste sul fatto che ‘insieme’ ‘siamo riusciti’ a uscire dalla pandemia (causata da chi?!) grazie alla tecnologia che in tempi record ha portato a creare i miracolosi ‘sieri’ eutanasici.
Dice di combattere la povertà ma in realtà odia i poveri e nei prossimi articoli arriveremo a vedere come il piano di pulizia etnica iniziato dal governo nazional-socialista di Adolf Hitler contro gli ebrei si sia evoluto nella nuova concezione di socialismo globale europeo che persegue chi di risorse ne detiene poche e non può difendersi, predendogli tutto, la casa, i figli e anche la vita.

Dott. Urb. G. Calearo

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Fonte: The Hill
di Fiona Bork – 02/06/26 10:54 AM ET
(traduzione dott. G. Calearo)

Il World Economic Forum sta indagando sul suo amministratore delegato, Børge Brende, per i suoi legami con il condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein.

La scorsa settimana, il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha pubblicato oltre 3 milioni di documenti che hanno rivelato la profondità delle interazioni di Epstein con alcune delle persone più potenti del Paese e del mondo. Tra i documenti pubblicati figurano documenti che indicano che Brende ha partecipato ad almeno tre “cene di lavoro” con Epstein e ha inviato e ricevuto email e SMS con il molestatore sessuale.

Brende, presidente e CEO del World Economic Forum (WEF) di Davos, in Svizzera, dal 2017, manterrà i suoi titoli per il momento, mentre l’indagine è in corso, e non sarà coinvolto nell’inchiesta, ha dichiarato l’organizzazione.

“Questa decisione sottolinea l’impegno del Forum per la trasparenza e il mantenimento della propria integrità”, ha affermato il forum in una nota. Ha aggiunto che Brende “sostiene pienamente e collabora a questa indagine, avendola richiesta lui stesso”.

Brende ed Epstein hanno comunicato via email nel 2018 e nel 2019 riguardo a un incontro a cena a casa del condannato per reati sessuali a New York. Brende ha dichiarato di essere stato invitato alla prima cena da un diplomatico norvegese e che alle altre due hanno partecipato anche altri diplomatici e dirigenti aziendali, in una dichiarazione diffusa dal WEF.

In una serie di messaggi scambiati durante l’estate del 2019, Epstein ha inviato una foto di quella che sembra essere una donna dai capelli biondi, il cui volto è oscurato nel documento diffuso dal Dipartimento di Giustizia. Brende ha scritto: “Avevo ragione, vero? Esilarante”, ed Epstein ha risposto: “Sì. Brutte notizie. Ogni volta che vedo la signorina Piggy, penserò a… te”. Brende ha risposto: “Ci conviverò. Meglio essere ricordati che dimenticati”.

In un’altra serie di messaggi dell’aprile 2018, Brende ha scritto: “Mi manchi, signore. Borge”.

Le cene “e qualche email e SMS, erano tutto ciò che avevo in comune”, ha dichiarato Brende nella sua dichiarazione.

Epstein è stato arrestato per la prima volta dalle autorità di Palm Beach, in Florida, nel 2006. Nel 2008, si è dichiarato colpevole di due capi d’accusa di prostituzione, uno dei quali riguardava una vittima di età inferiore ai 18 anni. Nel 2019, è stato arrestato con l’accusa federale di traffico sessuale.

“Ero completamente all’oscuro del passato e delle attività criminali di Epstein”, ha dichiarato Brende nella dichiarazione. “Se avessi saputo del suo passato, avrei rifiutato l’invito iniziale e qualsiasi successivo invito a cena o altra comunicazione. … Riconosco che avrei potuto condurre un’indagine più approfondita sulla storia di Epstein, e mi pento di non averlo fatto”.

L’indagine del forum arriva appena due settimane dopo che leader del mondo degli affari e della politica di tutto il mondo si sono riuniti a Davos per l’incontro annuale per discutere di geopolitica, commercio, tecnologia e cooperazione globale.

Le tensioni tra alcuni paesi erano elevate durante il forum, con il presidente Trump che ha minacciato di imporre dazi all’Europa per fare pressione sulla sua offerta di acquisizione della Groenlandia. Trump ha fatto marcia indietro dopo aver accettato quello che ha definito un accordo quadro e essersi impegnato a dialogare con la Groenlandia e la Danimarca, proprietaria dell’isola.

Il fondatore del WEF, Klaus Schwab, si è dimesso improvvisamente dalla carica di presidente esecutivo del forum ad aprile, dopo che il consiglio di amministrazione ha avviato un’indagine su di lui per presunta cattiva condotta, tra cui maltrattamenti ai dipendenti. Il forum è ancora alla ricerca di un presidente permanente per sostituire Schwab.

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Ostacolare la guida suprema iraniana, Khamenei, dall’esterno implica una combinazione di
pressione internazionale, sostegno all’opposizione interna, sanzioni mirate, campagne di informazione per contrastare la narrativa del regime e supporto alle iniziative civili che promuovono diritti e libertà, mirando a minare la sua autorità e legittimità, come evidenziato dalle proteste interne che lui definisce “sabotaggi stranieri”.

Strategie Principali: Sostegno all’Opposizione Interna: Supporto morale e informativo: Dare voce alle proteste e alle richieste dei cittadini iraniani, amplificando la loro narrativa contro il regime attraverso media e organizzazioni internazionali. Aiuto umanitario: Fornire supporto (anche tecnologico, se possibile) per aggirare la censura e la repressione, come VPN e strumenti di comunicazione sicura. Pressione Diplomatica ed Economica: Sanzioni mirate: Colpire individui e entità legate al regime (es. Guardia Rivoluzionaria, aziende controllate) per limitare le loro risorse e il loro potere economico. Isolamento diplomatico: Spingere per una maggiore condanna internazionale delle violazioni dei diritti umani e isolare diplomaticamente la leadership iraniana. Campagne di Informazione e Media: Contro-narrativa: Sfidare la propaganda di stato con informazioni veritiere, mostrando le reali condizioni del paese e le aspirazioni del popolo. Focus su diritti umani: Evidenziare le repressioni, specialmente contro donne e giovani, per mantenere alta l’attenzione globale e generare pressione. Sanzioni Tecnologiche e Cybersecurity: Limitare l’accesso: Cercare di limitare l’accesso del regime a tecnologie che utilizza per la sorveglianza e la repressione (anche se spesso difficile). Supporto alle Iniziative Civili: Diritti delle donne e minoranze: Sostenere organizzazioni che lottano per i diritti civili e politici, elementi chiave che Khamenei cerca di reprimere.

Contesto e Sfide: Khamenei vede queste pressioni come interferenze esterne e “sabotaggi”, etichettando i manifestanti come agenti stranieri, rendendo la strategia un equilibrio delicato. L’efficacia dipende dalla capacità di sostenere il movimento interno senza fornire al regime la giustificazione per una repressione ancora più dura.

In sintesi, si tratta di un approccio multifaccettato che mira a indebolire il regime dall’esterno, supportando al contempo le forze interne di cambiamento.

Fonte: una domanda a Gemini

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Si segnalano i seguenti nominativi per truffa. È necessario segnalare nominativi e numeri di carta alla propria banca.

Allego uno dei suoi numeri di telefono. Opera principalmente su facebook market.

Questi utilizzano anche i seguenti profili per compiere le truffe e, se sta rete connessi, potremo scoprire insieme anche dove abitano…

PER SEGNALAZIONI ALLA POLIZIA POSTALE:

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Fonte: The European Conservative

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha nuovamente aumentato il proprio stipendio, insieme a quello dei colleghi burocrati di Bruxelles, nonostante le crescenti pressioni finanziarie in tutta l’Unione.

Con effetto retroattivo al 1° luglio, i funzionari e i commissari dell’Unione europea riceveranno un ulteriore aumento di stipendio del 3%, che segna l’ottavo aumento dall’inizio del 2022. Il personale di Bruxelles ora guadagna fino a 26.000 euro al mese, mentre lo stipendio base mensile di Von der Leyen aumenta di circa 1.000 euro, arrivando a 35.800 euro retroattivamente.

I 26 commissari riceveranno 850 euro in più, raggiungendo così i 29.250 euro, oltre alle generose esenzioni fiscali.

Alla fine del 2024, si era già registrato un aumento retroattivo del 7,3%, seguito da un ulteriore 1,2% all’inizio del 2025. Complessivamente, gli stipendi sono aumentati del 22,8% dal 2022. Senza bonus, lo stipendio base più basso ammonta ora a 3.754 euro, 110 euro in più rispetto a prima. Lo stipendio massimo per un funzionario dell’UE aumenta di circa 760 euro, arrivando a 25.986 euro retroattivi.

Anche i funzionari dell’UE in pensione beneficiano di questi aumenti. I 30.500 ex membri del personale avevano originariamente diritto al 70% del loro ultimo stipendio, ma i successivi aumenti salariali continuano ad aumentare tale importo. La spesa annuale per stipendi e indennità ammonta ora a 2,4 miliardi di euro e, secondo i calcoli della Commissione, si prevede che supererà i 3 miliardi di euro.

La strategia di von der Leyen di aumentare gli stipendi due volte l’anno è proseguita dal 2022. A titolo di paragone, l’attuale cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) guadagna 30.200 euro al mese. Sommando l’indennità parlamentare di 10.600 euro e i supplementi aggiuntivi per 21.000 euro, il cancelliere in carica Merz percepisce poco meno di 62.000 euro al mese.

Questo continuo aumento degli stipendi arriva in un momento in cui l’UE si affanna a finanziare gli aiuti per l’Ucraina. Dopo la sospensione del sostegno degli Stati Uniti, Bruxelles ha promesso di coprire il fabbisogno di Kiev per il 2026 e il 2027. Mentre Von der Leyen definisce questo sostegno un dovere morale, le famiglie europee si trovano ad affrontare l’aumento dei prezzi dell’energia, l’inflazione e il declino industriale.

original article:
Von der Leyen Boosts Her Own Salary—While Pushing EU Further Into Debt

European Commission President Ursula von der Leyen has once again increased her own salary, along with those of fellow Brussels bureaucrats, despite growing financial pressures across the Union.

Retroactive to July 1st, European Union officials and commissioners will receive an additional 3% pay rise, marking the eighth increase since the beginning of 2022. Brussels staff now earn up to €26,000 per month, while Von der Leyen’s monthly basic pay rises by roughly €1,000 to a retroactive €35,800.

The 26 commissioners will receive €850 more, now reaching €29,250, on top of generous tax-free allowances.

At the end of 2024, there had already been a retroactive raise of 7.3%, followed by another 1.2% at the beginning of 2025. Altogether, salaries have risen by 22.8% since 2022. Without bonuses, the lowest base salary now stands at €3,754—€110 more than before. The maximum salary for an EU official rises by roughly €760 to a retroactive €25,986.

Even retired EU officials benefit from these increases. The 30,500 former staff members were originally entitled to 70% of their last salary, but successive pay hikes continue to raise the amount. Annual expenditure for salaries and allowances now amounts to €2.4 billion, and according to Commission calculations, it is expected to surpass €3 billion.

Von der Leyen’s pattern of raising salaries has continued twice a year since 2022. In comparison, current German chancellor Friedrich Merz (CDU) earns €30,200 per month. Together with the parliamentary allowance of €10,600 and additional surcharges amounting to €21,000, incumbent Merz receives just under €62,000 per month.

This continual pattern of salary hikes comes at a time when the EU is scrambling to fund aid for Ukraine. Following the suspension of U.S. support, Brussels has promised to cover Kyiv’s needs for 2026 and 2027. While Von der Leyen frames this support as a moral duty, European families are facing rising energy prices, inflation, and industrial decline.

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A seguire un elenco di ufficiali nazisti ASSUNTI NEL DIRETTIVO DELLA NATO negli anni che seguirono la fine della II guerra mondiale

Pare veramente incredibile che dei criminali tra i peggiori mai esistiti siano riusciti non solamente a non essere puniti per le porcherie che hanno commesso contro il genere umano ma addirittura a essere retribuiti come ufficiali col denaro pubblico della NATO, il tutto nel silenzio più assordante, con la complicità di tutti i paesi aderenti.

Non vogliamo dimenticare…


Adolf Heusinger: Capo delle operazioni dello Stato Maggiore della Wehrmacht
Presidente del Comitato militare della NATO, 1961-1964


Hans Speidel: Capo di Stato Maggiore del Gruppo d’esercito “B” di Erwin Rommel
Comandante della NATO in Europa centrale, 1957-1963


Johann Steinhof: Asso dell’aviazione Luftwaffe sul fronte orientale
Presidente del Comitato militare della NATO, 1971-1974


Johann von Kleimanseg: Ufficiale di Stato Maggiore dell’Alto Comando della Wehrmacht
Comandante della NATO in Europa centrale, 1967-1968


Ernst Ferber: Ispettore dell’Alto Comando della Wehrmacht
Comandante della NATO in Europa centrale, 1973-1975


Karl Schnell: Ufficiale di stato maggiore del corpo carri armati della Wehrmacht
Comandante della NATO in Europa centrale, 1975-1977


Franz Josef Schultze: Ufficiale della Luftwaffe, Croce di Cavaliere
Comandante della NATO in Europa centrale, 1977-1979


Ferdinand Maria Johann Fridolin von Senger und Etterlin: Aiutante del Comando supremo della Wehrmacht
Comandante della NATO in Europa centrale, 1979-1983

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Fonte: Diritto.it

Il percorso giuridico che consente uno Stato membro di uscire dell’Eurozona e riacquistare la sovranità monetaria consta di molte proposte, ma le modalità saranno riassunte (senza pretese di esaustività) in questo contributo.
Esiste una parte dell’opinione pubblica, infatti, che ritiene la moneta denominata “Euro” la causa di tutti i mali economici del nostro Paese.
Questa porzione d’Italia è stanca e nutre disaffezione verso questo modo di governare l’Europa ; sono stanchi di sentirsi dire “ce lo chiede l’Europa” e non ritengono soddisfatti gli obiettivi posti dagli stessi trattati, non riuscendo a percepire la natura solidaristica dell’ Europa(si veda il caso della crisi greca), ma anzi riscontrando delle insanabili contraddizioni in molti articoli dei trattati, a partire dall’art. 3 del TUE; non capiscono in che modo l’art. 11 della cost. possa essere utilizzato per i fini di pace quando vi sono state molte guerre commerciali all’interno della U.E. [1]che aumentano le tensioni e i conflitti tra gli Stati; non si capisce come coniugare l’esasperata competizione commerciale con l’equità ed un welfare state degno di un Paese moderno; si critica la posizione di vantaggio dei tedeschi nei loro rapporti con l’Unione Europea; si contesta il pareggio di bilancio adottato in virtù del fiscal compact, perché a parere di molti opinionisti, legali ed economisti si vieterebbe di fare deficit e in questo modo di consentire una spesa pubblica che tenga conto di importanti investimenti oltre che di sostegno alla spesa pubblica2; se si ritiene che l’Europa “fortemente competitiva” sia neoliberista in quanto sia il preludio di un rapporto mercantilista tra stati , se si pensa che la crescita in questo modo non sia equilibrata e che anzi abbia posizioni antisolidaristiche(123,124,125 TFUE) e se si pensa che l’Europa, questa Europa sia soltanto una guerra finanziaria di asservimento della domanda degli stati vicini e che nulla abbia a che vedere con l’economia sociale di mercato visto che il lavoro è ridotto a merce come durante l’epoca liberista, allora l’unica strada è quella di ripristinare la sovranità monetaria.
L’uscita dall’Eurozona, lo premetto, non è un percorso condiviso per quanto riguarda la sua fattibilità da tutti gli studiosi di diritto, tuttavia vi sono autorevoli giuristi [3]che sostengono che sia possibile uscire dall’eurozona senza recedere dall’Unione europea.

Come si esce dall’Eurozona

Si ritiene di azionare gli art.139 e 140 TFUE, ossia si ipotizza di sfruttare il concetto degli stati membri con deroga e il loro regime transitorio applicabile, vista la condizione temporanea di tale status giuridico; in che senso? Nel senso che l’unione monetaria è un atto successivo rispetto all’instaurazione dell’UE(art.3par4), la moneta “Euro” non è un elemento fondante della personalità giuridica della UE, perciò non costituisce un obbligo, infatti vi sono degli Stati che pur facendo parte della UE non hanno aderito alla moneta unica; la moneta unica presuppone sempre il consenso dello Stato membro interessato, un consenso che poteva mancare fino alla fase deliberativa finale che prevede l’unanimità del Consiglio.
In altre parole, è ipotizzabile azionare un meccanismo legale inverso, che permetta allo Stato che non riesce o non trova conveniente questo status giuridico, di riconsiderare il suo percorso legale, rinunciando al provvedimento ampliativo che ha reso possibile l’entrata; non consta che esista una disposizione che vieti l’uscita dall’eurozona.
L’Euro, dunque, non coinciderebbe con l’Europa e in mancanza di divieti, la decisione dell’uscita non può che essere autonoma ed appartenere allo Stato membro, in quanto membro decidente del Consiglio, facendo venir meno l’unanimità originaria.
Ovviamente non basta che il Governo chieda di azionare tali articoli del trattato, ma occorrono atti giuridici che abbiano anche efficacia esterna, non bastando un semplice decreto legge; un decreto legge, pur avendo effetti interni, contrasterebbe con i vincoli sanciti dagli articoli 10,11 e 117 della costituzione.
Oltre ad un decreto legge (e successivamente la sua conversione in legge) che contemplasse nel dettaglio i provvedimenti di natura economica e dell’infrastruttura istituzionale occorrente, occorrerebbe anche una legge di rango costituzionale, in particolare modificando l’art.117 della costituzione.
I provvedimenti legislativi, inoltre, non possono disimpegnare lo Stato italiano dagli obblighi internazionali e comunitari, se non si vuole incorrere in vizi di costituzionalità, a meno che il Governo e la sua maggioranza(anche di revisione costituzionale) non accetti il rischio di lunghi contenziosi, di censure della Corte costituzionale che potrebbero rimuovere le leggi(anche costituzionali) o, in altri casi, la richiesta di abrogazione delle leggi da parte della Corte di Giustizia europea qualora lo stato membro violasse le disposizioni comunitarie.
Ricordo che uscire dall’Eurozona, significherebbe in ogni caso dover rendere conto alla Commissione, al Consiglio e alla Corte di giustizia europea, perché si rimarrebbe ancora nell’ambito dell’Unione europea.
Chi pensa di risolvere i problemi legali semplicemente non conformandosi alle molteplici autorità politiche e monetarie e alle sanzioni generalmente connesse(anche molto gravi),dovrà ricredersi.
I “sovranisti” devono capire che siamo interconnessi non solo economicamente, ma anche legalmente e che il quadro normativo europeo o internazionale e i loro centri di potere non sono di loro disponibilità a seconda di ciò che più gli aggrada.
Revocando il proprio consenso all’adesione della moneta unica verrebbe meno anche l’obbligo di rispettare il fiscal compact(art.14 par.5)(4), ma non l’obbligo del pareggio di bilancio, che resterebbe costituzionalizzato; tornare allo status antecedente all’adesione avrebbe anche il supporto legale dell’art.69 e 56 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati(5), perché è ipotizzabile chiedere l’insostenibilità dell’insieme dei criteri di convergenza; tuttavia, resto convinto che non basta un decreto legge e men che meno una consultazione referendaria per uscire dall’Eurozona, ma atti normativi efficaci sia sul piano interno che esterno, cercando di creare un quadro legale per il ritiro dall’Euro, magari prendendo spunto dal regolamento CE 1103 e agendo al contrario(6).
Chi minimizza la portata degli impegni e degli obblighi internazionali e comunitari forse trascura la distinzione tra trattati ed atti derivati e non considera la complessità degli atti comunitari entrati a far parte nel nostro ordinamento; se potessi usare una metafora, direi che non si può pensare che cessata la pioggia il terreno diventi subito secco, ma lo diventerà a seconda di quanto risplenderà il sole e se ci saranno o meno le nubi nella volta del cielo.
Il sole è l’intensità della politica a rimuovere gli effetti senza danneggiare i terreni, e le nubi la capacità di ostacolare la forza innovatrice della politica, attraverso opposizioni parlamentari e gli atti giuridici dei Tribunali e delle Corti; ipotizzo che ci sarà molto nuvoloso e che i terreni rimarranno per molto tempo paludosi.
Una di queste “nubi” potrebbe essere il regolamento comunitario 593/2008 che per effetto della diretta applicabilità costituirebbe un ostacolo per chi pensa di ripristinare la moneta sovrana incorporando gli eventuali effetti inflattivi all’interno del decreto legge, o modificando alcuni articoli del codice civile, in particolare il 1277 e il 1278 allo scopo di consentire un cambio della moneta con l’Euro pari a 1.1(7), o forse prevedendo un credito di imposta per attenuare gli effetti negativi della svalutazione per le controparti.
Questa “nube” continuerebbe a sussistere anche con la moneta sovrana(perché rimarremmo ancora all’interno dell’Unione europea) perché le parti potrebbero aver scelto di regolare il proprio contratto con una legge extranazionale e in tal caso lo scudo protettivo della nostra legge italiana non avrebbe effetto.
Le parti hanno libertà di scelta sulla legge applicabile, anche in base alle norme del nostro codice di diritto internazionale privato, e di conseguenza si avrebbe un collegamento con un ordinamento diverso da quello del foro naturale.
Il regolamento, inoltre, fissa i criteri di collegamento in mancanza di scelta tra le parti, a meno che non risulti chiaramente la scelta.
In ogni caso, in mancanza di scelta, potrebbe accadere che la parte acquirente o venditrice si trovi come controparte rispetto allo Stato dove si applica una legge e nello stesso tempo quello Stato potrebbe essere lo Stato che adotti la nuova moneta in sostituzione dell’Euro.

Quali problemi rimarrebbero insoluti

Tutta l’impostazione commerciale comunitaria ed internazionale è impostata a grandi linee sulla libertà di commercio e sull’autonomia delle parti che costituisce il pilastro della libertà e dell’iniziativa economica, anzi è la pietra angolare del sistema; la tendenza a livello internazionale è quella di limitare(fino ad un certo punto s’intende) che le contingenti maggioranze politiche di uno Stato possano mettere in discussione l’attività contrattuale e gli affari negoziali dei privati, creando incertezze giuridiche e scoraggiando gli investitori esteri.
L’intento è di unificare il diritto commerciale comunitario ed internazionale8, perché solo una regolamentazione giuridica uniforme può contrastare la tendenza di fare affari e di investire laddove non vi siano criticità nei tempi del processo o incertezza nella normativa sostanziale commerciale e va da sé che non può bastare la lex mercatoria (ossia un sistema di norme create dalle imprese senza la mediazione legislativa) non essendo una legge dello Stato, ma dovendo (le aziende) far sempre più uso degli arbitri internazionali; la prassi degli affari diventa sempre più complessa e non può attendere le formalità dei processi civili degli Stati poiché i traffici internazionali economici sono in aumento ed abbisognano di risposte veloci, chiare ed efficienti da parte della Giustizia; se ciò non accadrà, in futuro è ipotizzabile una tendenza da parte delle aziende a denazionalizzare i loro contratti commerciali, dove saranno sempre più gli Stati (sta già accadendo) a dover adattarsi alle aziende e non viceversa; pertanto anche la Giustizia italiana dovrà fare la sua parte per far competere il nostro sistema paese con le grandi potenze economiche.
In questa competizione tra sistemi-paese, non ha alcuna importanza la decisione di uno Stato se il resto del mondo adotta una politica diametralmente opposta, perciò se vogliamo rimanere con i piedi per terra, dovremo modificare il sistema tenendo conto del pensiero dominante a livello internazionale, salvando il capitalismo da se stesso, con disposizioni efficaci che consentano una sana concorrenza e regole chiare e trasparenti.
Chi non ci sta al sistema potrebbe correre il rischio di peggiorare la situazione, a meno che a livello geopolitico le grandi potenze adottino politiche condivise tendenti alla compensazione degli squilibri interni ed esterni superando soprattutto l’eccessiva finanziarizzazione dell’economia, così come auspicato da molti autorevoli leaders politici, economisti e opinionisti.
se dovessi sintetizzare, le aziende vogliono un sistema stabile normativo, processi veloci, norme chiare e non ambigue e zero operazioni ermeneutiche da parte degli operatori giuridici, in altre parole semplificare il sistema ed abbattere i costi dello stesso.
Le parti, dunque, potrebbero stabilire che la legge regolatrice del contratto appartenga ad un altro Stato, anche ad uno Stato terzo; se un decreto legge violasse o interferisse con un atto comunitario (in questo caso il regolamento) che rientra nell’ambito giurisdizionale della Corte di Giustizia, tale decreto legge potrebbe essere annullato.
Gli elementi problematici di tali atti normativi che permettono l’estraneità di un contratto rispetto all’ordinamento giuridico interno possono essere le molteplici leggi ordinarie o i giudici che possono essere due o più astrattamente competenti a trattare eventuali controversie, ma ci sono anche problemi afferenti alla diversità di valuta.
Inoltre non si può non parlare del debito estero.
Qualora si decidesse di uscire dall’Euro si rimborserebbe i contratti e i titoli di Stato in una moneta (probabilmente) svalutata, e ciò avverrebbe con l’assenso dell’Unione? Con l’impostazione giuridica, politica ed economica risultante dai Trattati? Da atti derivati e dalle sentenze fino ad ora emanate? O si pensa veramente di non vedere una reazione dei mercati speculativi? O che basti una legge sulla ridenominazione? Non lo credo, anche se è vero che non sono un’economista, ma è anche vero che se lascio per strada un buttafuori gravemente ferito dopo averlo fatto salire nella mia auto, mi aspetto delle conseguenze negative che possono spaziare dalle lesioni fisiche (percosse) fino alla denuncia per omissione di soccorso e non serve uno psicologo per aspettarsi ciò come reazione.
Vi potrebbero essere diversi profili di incostituzionalità che potrebbero vanificare il lavoro del Parlamento e del Governo (la palude come metafora), che spaziano dalla violazione della tutela del risparmio costituzionalmente protetto, nonché dall’eguaglianza di trattamento previsto dall’art. 3 della costituzione.
Potrebbero essere i tribunali degli altri Stati a giudicare i contratti impugnati e i debitori italiani potrebbero essere costretti a pagare in euro le loro passività.
La ridenominazione, in altre parole, sarebbe efficace per il paese interno, ma anche se la quasi totalità del debito pubblico è emesso in base alle leggi italiane, le obbligazioni private invece sono governate dalle leggi di un’altra giurisdizione e i tribunali potrebbero rigettare la ridenominazione per i creditori stranieri9.
In generale, a prescindere dall’Italexit, ogni azienda si chiederà chi avrà cognizione in caso di controversia legale, e studierà tutto ciò che possa comportare minori incertezze legali e quindi minori costi , valutando se esiste un trattato sul riconoscimento reciproco delle sentenze o se lo Stato riconoscerà solo le sentenze dei propri giudici, magari con il riesame della sentenza straniera , ma anche se esistono meccanismi di risoluzione delle contese giudiziarie alternative, magari raggiungendo un accordo bonario attraverso la mediazione.
La soluzione meno costosa è ciò che evidentemente interesserà un’azienda, e non se uno Stato ritiene conforme o meno da un punto di vista etico, il comportamento della stessa; se poi pensiamo che non esistono cause dall’esito certo, si può ben capire come il mondo economico e finanziario (almeno una sua parte) cercherà soluzioni alternative sempre più al di fuori del circuito giudiziario, conformandosi a decisioni extragiudizarie, facendo sempre più leva sulla credibilità dell’azienda nel mondo degli affari.
La storia dell’integrazione europea, altro non è che il tentativo (malriuscito fin che si vuole) di dare una risposta ad una molteplicità di problemi che partendo da un piano economico, mirava e mira (o dovrebbe mirare) a creare un grande sistema integrato e federato avente pochi centri decisionali con il compito di armonizzare i sistemi legislativi degli stati nazionali, allo scopo ( in linea teorica) di migliorare il benessere delle popolazioni coniugando il liberismo (con la cosiddetta “forte competitività”) con le regole per renderlo operativo; ciò che è diventato è sotto gli occhi di tutti, ma non si può dire che non abbia una logica interna; poi si potrà criticare sin che si vuole, ma la logica c’è.
Dal Trattato di Roma del 1957, fino al Trattato di Lisbona si può affermare che vi siano stati molteplici tentativi miranti all’unificazione, con una breve interruzione collocabile intorno agli anni’70; la storia dell’Unione è la storia dell’aspro dibattito e delle contese fra federalisti e confederati e in questi ultimi tempi degli euroscettici od eurocontrari contro gli europeisti; il coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri ha dovuto tener conto delle specificità storiche e legislative degli Stati e della lunga durata della guerra fredda; con il crollo del muro di Berlino, mutati gli scenari geopolitici, vi sono state le condizioni per un allargamento dell’Unione Europea, i cui intendimenti erano già presenti molto tempo prima e non sono un fenomeno riconducibile a pochi uomini, anche se potrebbero aver avuto un forte ruolo di accelerazione nell’integrazione Europea; chi parla di traditori della Patria dovrebbe allora “processare” tutti i giudici delle corti interne ed esterne, tutti i Parlamentari e i Governi che hanno reso possibile questa unione a partire dal 1957, anno della stipula del Trattato di Roma.
Su quali basi si potrebbero “processare” i cosiddetti traditori? Chi ha introdotto lo SME (secondo una certa scuola di pensiero abbiamo scongiurato il disordine monetario)? Oppure processiamo chi ha introdotto il Trattato di Roma nel 1957? Se anche fosse possibile farlo, si rischierebbe di comprimere la possibilità della politica in un dato momento di scegliere le politiche più opportune, perché la generazione seguente potrebbe condannare le scelte precedenti non più con le semplici innovazioni legislative, ma con uno strumentario giuridico che se fosse realizzabile farebbe tremare i polsi per l’uso ed abuso che ne verrebbe fatto (ed è qui l’importanza cruciale della Corte costituzionale nel mettere i paletti giuridici necessari per evitare una deriva autoritaria o terroristica di un Governo estremista).
La logica sottostante(condivisibile o meno) dell’Europa è di rendere possibile i traffici commerciali nel rispetto delle leggi nel quadro della concorrenza, se poi si è verificato un altro scenario, la logica non cambia, semmai la causa è da ricercare altrove.

Il fenomeno Euro

Il fenomeno Euro non si può comprendere se non si guarda il passato, perché l’adozione della moneta unica è stata frutto di un’evoluzione che partendo da alcuni rapporti(Werner e Delors) e passando per l’atto unico europeo (1986) hanno introdotto la cooperazione in materia di politica economica e monetaria.
La moneta dunque è stato il risultato di un pensiero di fondo federale che vuole l’Europa sempre più integrata, convinti che sia un processo auspicabile per potenziare la forza economica degli Stati nel loro complesso.
L’obiettivo della moneta unica era presente nell’art. 2 del TUE poi trasposto nel Trattato di Lisbona(10).
Si mantiene ancora la politica economica al di fuori del circuito sovranazionale, anche se gli Stati sono tenuti a degli indirizzi di massima dettati dal Consiglio, mentre la stabilità dei prezzi e la politica monetaria è stata ceduta al sistema SEBC e della BCE.
L’Unione Europea si fonda su un rigido sistema di controllo delle finanze pubbliche con dei mezzi vincolanti per correggere i disavanzi eccessivi, un sistema che ha provocato le critiche più aspre da parte del “partito della spesa pubblica” e delle loro ragioni (parziali e soggettive) economiche.
La crisi del 2008 e la crisi del debito sovrano di alcuni paesi hanno peggiorato la situazione, dimostrando scarsa solidarietà da parte dei Paesi centrali a scapito della periferia, in altre parole dimostrando scarsa sensibilità europeista per ragioni nazionali; con l’eccessivo rigore si è perso di vista l’insieme e si è ritornati al particolarismo, unendo le ragioni nazionali con una visione punitiva ( il rigore, ossia una politica tutta volta al contenimento della spesa pubblica) non confacente allo spirito europeo.
Ritengo che questo “spirito punitivo” sia ancora presente nei paesi del centro, perché questi Stati (o meglio le loro classi dirigenti economiche e politiche) sono convinti a torto o a ragione che gli Stati della periferia abbiano vissuto al di sopra delle loro possibilità e su questa logica sono stati istituiti nuovi e più penetranti strumenti di stabilizzazione e di assistenza finanziaria; in caso di difficoltà finanziarie i Paesi membri potranno chiedere assistenza finanziaria, ma tali misure saranno soggette ad un programma di aggiustamento macroeconomico.
Sto parlando del MES e del Patto di bilancio (Fiscal compact) che tanto ha fatto discutere in Europa; la governance economica oggi, in Europa, è una lotta tra rigoristi ed antirigoristi, tra chi pensa di attenuare le rigidità del pacchetto di misure legislative dirette a rafforzare il controllo delle politiche finanziarie degli Stati membri e tra chi pretende rigore e rispetto della tempistica(Germania in primis).
Tra gli antirigoristi vi sono anche gli eurocontrari duri e puri che fanno leva sul malcontento per avere il consenso necessario per abbandonare sic et simpliciter il sistema dell’Eurozona non escludendo neppure l’uscita dall’Unione Europea.
Se sia giusto o meno non spetta a me dirlo.
Ai posteri l’ardua sentenza.

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