Fonte: La Redazione de “L’eco del Sud” – 16 ottobre 2022
A pochi giorni dal voto italiano, lo scorso settembre, aveva, subdolamente, minacciato il nostro Paese, insinuando: “ Se le cose in Italia dopo il voto andranno in una direzione difficile – ho già parlato di Ungheria e Polonia – abbiamo gli strumenti…”. Era un chiaro monito agli italiani, una sorta di “attenti a quello che fate”. A lanciarlo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Poi, qualche ora dopo, causa il putiferio scatenato, la smentita diffusa dal portavoce capo della Commissione Europea, Eric Mame: “Le parole parlano da sole. E’ assolutamente chiaro che la presidente non sia intervenuta nelle elezioni italiane. Quando ha parlato degli strumenti a disposizione per intervenire nel caso in cui le cose avessero preso una direzione indesiderata, lo ha fatto in riferimento a procedure in corso in altri Paesi dell’Ue e, dunque, stava evidenziando il ruolo della Commissione come guardiana dei trattati, in particolare nel campo del rispetto dello stato di diritto”.
Ma se per quella frase infelice è arrivata la smentita, almeno al momento, tutto tace sulle voci, diffuse dalla stampa, su un’inchiesta della Procura europea legata gli acquisti di vaccini contro il Covid-19 da parte dell’Ue.
E’ la stessa Procura, tallonata, ad avere diramato un comunicata stampa, secondo cui sarebbe esistita una mancanza di trasparenza sulla gestione dei negoziati sui contratti di fornitura di vaccini anti-coronavirus da parte della Commissione europea. E quei negoziati, per conto degli stati membri, li ha condotti Ursula von der Leyen, che, si legge sul Corriere.It, per questo “è ufficialmente indagata”.
Tutto parte nell’aprile 2021, quando il New York Times sostenne che Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, avevano trattato tramite “chiamate ed sms” una fornitura, la terza, da 1,8 miliardi di dosi di vaccino anti-Covid. Un’indiscrezione che spinse un giornalista, Alexander Fanta, a richiedere l’accesso pubblico ai messaggi di testo.
La Commissione, rispondendo al cronista, non offrì alcun chiarimento sugli sms, addirittura definendoli “effimeri”. Da qui l’intervento della mediatrice europea, Emily O’Reilly, che chiese di avere accesso alle conversazioni confidenziali.
Richiesta disattesa: a fine giugno la Commissione disse di non essere in grado di trovare gli sms che si scambiarono la presidente dell’esecutivo Ue e il numero uno di Pfizer: “i messaggi di testo – spiegò –sono generalmente di breve durata e in linea di principio esclusi dall’archiviazione”.
Ma su quella fornitura si accesero i riflettori. Sospetti avanzarono anche dalla Corte dei conti europea sulle procedure , definite ‘inconsuete’, adottate da Ursula Von der Leyen, che per l’acquisto più ingente, la terza fornitura dei vaccini Pfizer (1,8 miliardi di dosi), aveva negoziato da sola il tutto con Albert Bourla, saltando – dissero dall’ente di controllo – le procedure di trasparenza in vigore per i contratti europei, che prevedono il lavoro preliminare di una squadra di tecnici, composta da funzionari di Bruxelles e dei 27 paesi membri.
Inoltre, una tabella allegata alla relazione della Corte dei conti indicava che le varie case farmaceutiche, compreso Moderna, hanno venduto all’Ue da 200 a 300 milioni di dosi ciascuna. Tutte, tranne Pfizer, che ha fatto la parte del leone, con 2,4 miliardi di dosi consegnate in tre fasi, le prime due di 300 milioni di dosi (novembre 2020, febbraio 2021), la terza ( quella oggetto d’indagine) di ben 1,8 miliardi di dosi (maggio 2021). Il tutto con un incasso di 35 miliardi di euro, sui 71 spesi dall’Ue.
E su tutto questo, ad alimentare la diffidenza sulla vicenda, c’è poi la scelta di Bourla di non partecipare a un’audizione davanti alla commissione parlamentare sul Covid-19. Invitato a rispondere alle domande degli eurodeputati, Bourla non si presentò, ma in sua vece partecipò all’audizione Janine Small, presidente dei mercati internazionali di Pfizer.
Da qui – dalla sospetta coincidenza di sms che non si trovano, dalla mancata spiegazione che uno dei due diretti interessati, Bourla, poteva fornire in audizione – l’avvio di una inchiesta per venire a capo di una vicenda che ha troppe ombre per non essere sottoposta al vaglio della Procura europea, un organismo indipendente dell’Ue ,responsabile delle indagini e del perseguimento dei reati finanziari, tra cui la frode, il riciclaggio di denaro e la corruzione. La conferma giunta sull’indagine in corso, tuttavia, non precisa per quale tipo di reato o per quale contratto nello specifico si siano attivati gli inquirenti Ue.
Di sicuro, però, la mancanza di trasparenza di Bruxelles riguarda il dossier dei contratti dei vaccini nel complesso. E non è la prima volta che von der Leyen cancella messaggi: 3 anni fa, ai tempi di un’inchiesta relativa a quando era ministra della Difesa in Germania, venne accusata dopo che emerse che un cellulare, ritenuto prova chiave in uno scandalo di appalti al ministero che lei guidava, venne ‘ripulito’. Ursula von der Leyen ne uscì indenne.
Stavolta, a tenderle una mano, l’eurodeputato italiano Alessandro Panza (Lega): ” Noi siamo convinti della buona fede della presidente nell’affrontare una crisi mai vista che ha richiesto uno sforzo politico incredibile, ma non possiamo lasciare spazio a dubbi, ed è per questo che la questione dei cosiddetti sms non è solo per sapere se ci sono, e cosa contengono, ma devono essere lo strumento per dimostrare che la Commissione è al di sopra di ogni sospetto”.
Intanto il sospetto rimane.